La tecnologia informatica attuale si trova davanti a un limite: quello della scala atomica. Cosa significa? Che pur tentando di ampliare la potenza di calcolo e diminuire la grandezza dei transistor, non esiste comunque la possibilità di creare microprocessori più piccoli dell’atomo.

La domanda che gli scienziati in questo momento si pongono dunque è: come fare a creare macchine sempre più potenti?

Secondo Catalina Curceanu, Primo Ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, una soluzione c’è. Nei laboratori del Gran Sasso – spiega Curceanu sul palco del TEDxRoma 2016 – si sta cercando di sfruttare tre principi della meccanica quantistica – funzione d’onda, sovrapposizione quantistica ed entanglement – per passare dal computer classico al computer quantistico, creando macchine in grado di compiere calcoli estremamente più complessi rispetto al presente. Dal bit, insomma, si passerebbe al qu-bit, un bit che sfrutta il principio di sovrapposizione degli stati.

Esempi di computer quantistici sono stati pensati: ne esistono alcuni prototipi. Se le ricerche proseguissero nella giusta direzione, però, nei prossimi anni si aprirebbe uno scenario rivoluzionario. Innanzi tutto, sarebbe possibile creare un sistema di crittografia estremamente più complesso: “gli hacker non avrebbero vita facile” spiega Curceanu, o approfondire lo studio del cervello. Ma soprattutto si potrebbero finalmente gestire in modo più articolati quei big data con cui il confronto è ormai quotidiano.

Passare dai prototipi a modelli definitivi di computer quantistici è un processo che può impiegare ancora molte risorse e molto tempo. Ma “non dimentichiamoci che anche i nostri computer di oggi erano grandi come gli armadi qualche anno fa”, ricorda Curceanu, e la speranza che tutto questo si realizzi si fa sempre più reale. E chissà che tra venti anni non si possa parlare davvero di qu-bit generation.

Catalina Curceanu al TEDxRoma 2016