Il cinema e la letteratura ci hanno insegnato a immaginare il mondo del futuro come un luogo popolato dai robots. Le fattezze? Svariate. Distruttive, pacifiche, in grado di aiutare l’umanità o sostituirla del tutto. Tornano alla mente i robot intelligenti di Asimov, gli androidi di Philip Dick e Ridley Scott, i robot spazzini senzienti (e sentimentali) di Walt Disney. Tutti diversi, ma con una caratteristica comune: sono capaci di operare nell’ambito della manipolazione.

Machine learning significa creare macchine in grado di apprendere informazioni dal mondo circostante, e comportarsi di conseguenza. Un esempio? Le automobili senza conducente, in grado di muoversi su strada grazie a una telecamera e sofisticati algoritmi.

La manipolazione offre infinite possibilità: immaginate un robot in grado di sollevare un oggetto valutandone il peso, il materiale, l’eventuale contenuto e dosando la forza necessaria per farlo in base a tutti questi parametri. Oggi sembra fantascienza, ma nei laboratori in cui opera Jeremy Wyatt sta diventando realtà. Il concetto di artificial intelligence sta giungendo ad un livello superiore, in cui le macchine, imparando dalla propria esperienza, stanno diventando sempre più simili agli esseri umani.

Leggi l’ultimo paper di Jeremy Wyatt: Robot task planning and explanation in open and uncertain worlds

Nel talk che Wyatt ha tenuto lo scorso anno sul palco del TEDxRoma il futuro sembra molto più vicino di quanto si pensi: grazie alle intelligenze artificiali sarà possibile automatizzare una serie di azioni concepite, finora, solo dagli esseri umani: “the possibility will become almost endless”.

Jeremy Wyatt al TEDxRoma 2016